Gian Gualberto Ricci Curbastro (Lugo 11 Gennaio 1894 - Podgora 22 Dicembre 1915)
Medaglia d'Argento al Valor Militare

“Sottotenente del 28° Reggimento Fanteria, comandante di una sezione mitragliatrici, con perizia ed ardire cooperava efficacemente alla riuscita di una piccola azione. Colpita in pieno la postazione di un’arma, ucciso un servente e sepolti gli altri, non curante del pericolo cui si esponeva, portava soccorso ai suoi soldati liberandoli dalle macerie. Mentre poteva dirsi felice per l’opera compiuta, colpito a morte insieme a quelli che aveva soccorsi, lasciava da prode la vita sul campo.
Già distintosi per ardimento, valore ed altissimo sentimento del dovere in precedenti combattimenti.
Cappelletta del Podgora, 22 Dicembre 1915”
Motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare.

 

Gian Gualberto era figlio di Raffaele e Giovanna de’ Conti Manzoni, era un ragazzo forte, dagli occhi azzurri e vivi che sapevano sorridere, studiò a Bologna dai Padri Barnabiti del Collegio San Luigi e successivamente al Ginnasio-Liceo Minghetti. Nel 1913, dopo la Maturità si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria ma l’amor Patrio e la vocazione militare lo chiamavano e così nel Novembre 1914 entrò come volontario alla Scuola Militare di Modena.
Nel Maggio 1915 con il grado di Sottotenente fu assegnato al 28° Reggimento di Fanteria di stanza a Ravenna e, su sua richiesta, immediatamente inviato al fronte.  Il 28 luglio era già i combattimento, in Agosto la sua sezione mitragliatrici fu colpita da un obice e Gualberto ne uscì miracolosamente illeso.  Al padre Raffaele scrisse in quel periodo “Non è la morte ch’io temo: ciò che non vorrei, è morire all’impensata, colto a caso, senza aver fatto nulla di bello e di utile”.
Partecipa a tutti i combattimenti dell’Ottobre 1915 sul Calvario e sul Sabotino, sfuggendo più volte alle granate nemiche, al padre scrive il 25 Ottobre “mi affretto a scriverti per rassicurati della mia incolumità, durante le azioni di questi giorni. Ora abbiamo finito e dopo trentacinque giorni di prima linea e cinque di combattimento speriamo nel meritato riposo”.
Il 21 Dicembre 1915 scrive alla mamma “ Buon Natale! Veramente il mancare al Natale ancora quattro giorni mi aveva fatto dimenticare di inviarti gli auguri a tempo, ad ogni modo accettali affettuosissimi e non solo per te, ma per Papà, per Renzo e sorelle unitamente ad un altro grosso bacione da ricevere però solo il mattino del 25”.
“Alle 9 del 22 Dicembre iniziamo un’azione avente per iscopo di occupare una trincea nemica che ci molestava: eravamo a quota 240 e più precisamente nella località Cappelletta. La sezione di Ricci Curbastro come poteva supporsi, era stata scoperta, perché il nemico l’aveva bersagliata con alcuni colpi di schapnels, però senza effetto. I nostri mitraglieri ribattevano al fuoco, quando una granata nemica venne a colpire i ricoveri in pieno. Un mitragliere fu ucciso, alcuni contusi, tre sepolti dal terriccio dei ricoveri franati.  Il Sottotenente Ricci Curbastro che si trovava a pochi passi accorse, e benché avesse la certezza d’essere colpito dal fuoco micidiale che le artiglierie nemiche vomitavano incessantemente, volle trarre dalle rovine i sepolti che invocavano aiuto. Riuscì infatti ad estrarli; e mentre ricoverandoli entro il suo rifugio con parole confortatrici, tentava di sollevare il loro spirito abbattuto, una delle tante granate che sino allora l’avevano miracolosamente risparmiato venne a colpirlo, e lo rese vittima del suo ardimento e del suo buon cuore, con lui uccidendo i tre uomini a cui stava prestando soccorso”  (dalla testimonianza del collega del 28° Reggimento Fanteria Tenente Leonardo De Toma ).  Sepolta nel cimitero di guerra del Podgora, nell’Ottobre del 1922 la salma venne traslata nella tomba di famiglia a Lugo di Romagna.

 

Sulla drammatica giornata del 22 Dicembre 1915 esiste una bellissima testimonianza di Aurelio Baruzzi (Lugo di Romagna, 9 Gennaio 1897 – Roma, 4 Marzo 1985), Medaglia d’Oro al Valor Militare:
“Addio Ricci”
“Ciao Baruzzi. Dove vai?”
“Raggiungo la mia compagnia in linea”
“Sai? domani nel vostro settore, Alle Tre Croci, vi sarà l’azione. Io pure vi sarò impegnato perché ho il compito di appoggiarvi con la mia sezione mitragliatrici”
“Arrivederci dunque a domani:”

 

OMISSIS
Verso sera abbiamo il cambio da altro reparto del Reggimento. Sceso ai piedi del Podgora, arrivo in tempo per vedere, distese su due barelle, le salme di due ufficiali in procinto di essere sepolte nel cimitero del 28°. Riconosco l’amico Ricci Curbastro….Sosto davanti alla salma in muto raccoglimento e il mio pensiero corre alla natia Lugo, dove una madre attende notizie del proprio caro, ignara del tragico destino che l’ha colpito”.
(Aurelio Baruzzi, Quel giorno a Gorizia, Volume I, Dall’inizio della guerra alla battaglia di Gorizia, Paolo Gaspari Editore 1999, pagg. 96-101).