Scudo del capitano Francesco Bernardo (1553)

Lo scudo del Capitano Francesco Bernardo scomparve nel 1940, quando insieme ad altre 23 armi, prevalentemente turche, venne prestato dai Musei di Bologna per essere esposto alla mostra delle Terre d’Oltremare inaugurata a Napoli  il 9 maggio di quell’anno. Ma da Napoli lo scudo, così come le altre armi, non fece più ritorno a casa, a causa (si disse) dei motivi bellici. Infatti sopravvenuta la guerra, la mostra venne chiusa, mentre gli oggetti che erano in essa temporaneamente esposti furono collocati nei magazzini ove ancora si trovavano nell’ottobre del 1943, al momento dell’arrivo delle truppe alleate. Quale sia stata la successiva sorte dello scudo è cosa difficile da stabilire (Massimo Medica, Incontri e arrivi, 16 Ottobre 1996, Musei Civici di Arte Antica, Comune di Bologna).
Gualberto Ricci Curbastro a metà anni ’80 riconosce il prezioso oggetto, di cui ha visto solo le fotografie degli anni ’40, nel catalogo di un commerciante d’armi antiche a Parigi, sua figlia Evelina inviata dall’antiquario fingendosi interessata all’acquisto non riesce a vedere il pezzo che da voci raccolte sembra sia stato inviato ad un comerciante inglese. Gualberto segnala il reperto al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ma se ne perdono nuovamente le tracce in Inghilterra anche se, sempre Evelina, viene a sapere dall’antiquario inglese che lo scudo potrebbe aver attraversato l’Atlantico.  Sempre Gualberto lo ritroverà negli USA nel 1995 in procinto di passare dalla collezione privata di Ronald Lauder (il famoso produttore di cosmetici) a quelle del Metropolitan Museum di New York.  Gualberto questa volta fa intervenire sia i Carabinieri che l’allora Ministro dei Beni Culturali Antonio Paoulucci che, tramite la Commissione Interministeriale per le Opere d’Arte disperse all’epoca della Seconda Guerra Mondiale, chiede la restituzione dell’opera illegalmente uscita dal Paese.  La richiesta verrà accolta da Lauder e tramite il Console Generale di New York lo scudo potrà tornare a Bologna nell’ottobre del 1996.
La targa ovata (cm. 72 x 60) faceva parte in origine di un “equipaggio da pompa” appartenuto, come dimostra lo stemma, al veneziano Francesco Bernardo, Capitano di Bergamo tra il 1552 ed il 1553. Ed è probabile che sia stata proprio questa città a donare l’insieme al capitano, in segno di riconoscenza per i servizi da lui prestati, anche in relazione al suo intervento nel 1553  in una delicata questione di tasse dovute dal Contado di Bergamo alla Serenissima.  Lo scudo, finissimo esempio della produzione lombarda cinquecentesca…su di esso spiccano arricciolati ce trattengono groppi di frutta e trofei, formando quattro mandole con altrettante erme ed altre quattro formelle lobate con figure delle Virtù cardinali; al centro è un ovato a scartocci con l’arme dei Bernardo, circonciso dalla scritta POPULUS UNIVERSUS AGRI BERGOMENSIS (Lionello Giorgio Boccia 1991).
Un tipo di decorazione del tutto simile a quello che appare su uno zuccotto conservato oggi alla Wallace Collection di Londra, che sicuramente formava “gioco”con lo scudo bolognese, come conferma la persenza dello stesso stemma della famiglia Bernardo, sormontato nello zuccotto dal Leone di San Marco. La separazione tra lo scudo e lo zuccotto dovette comunque avvenire in antico, dal momento che già ala metà del secolo scorso (1800 ndr) si trovava a Parigi dove venne acquistato per 3500 sterline da Sir Richard Wallace. (Massimo Medica, 1996).

 

Scritti (oltre alle opere già citate):
PINTI Paolo - RICCI CURBASTRO Gualberto, Le artiglierie del Museo Marzoli a Brescia. Parte prima: artiglierie pesanti, in "Armi Antiche", 1988-89, pp. 153-156

Ricci Curbastro Gualberto “Un botanico, un generale…e la pipì dei soldati”,  Uniformi & Armi, n.165, Gennaio 2010