Ricci Curbastro calcola la propria impronta carbonica

L'Azienda Agricola Ricci Curbastro, in collaborazione con il Consorzio Vini Franciacorta sta, da oltre un anno, realizzando il calcolo della propria impronta carbonica, un metodo di autocontrollo che monitori le emissioni di gas serra e fornisca le conseguenti indicazioni per rendere la produzione sempre più sostenibile da un punto di vista ambientale.

Il metodo Ita.Ca© che è stato applicato deriva dalla precedente formula IWCC (International Wine Carbon Calculator), che è stata prima revisionata da SATA (Studio Agronomico) e WFA (Winemakers’ Federation of Australia), a sua volta in contatto con organismi analoghi di Sudafrica, Nuova Zelanda e California, e quindi adattata alla realtà italiana. Si tratta del primo calcolatore di emissioni specificamente realizzato per la filiera vitivinicola tanto che il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha chiesto ai tecnici di SATA di rappresentare l’Italia nella specifica commissione internazionale dedicata alla definizione del nuovo protocollo di calcolo dell’OIV l'Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino. L’obiettivo della commissione è sviluppare un unico protocollo mondiale su cui uniformare i calcolatori nazionali. Il sistema analizza tutte le emissioni di gas a effetto serra (Greenhouse Gas o GHG) nota 1 dovute alle varie fasi della produzione suddividendole per tipo di attività: nel vigneto, in cantina e lungo la filiera di commercializzazione. Il sistema tiene conto:
- delle emissioni derivanti da fonti fossili consumate in azienda ad esempio il gasolio per i trattori o il gas per il riscaldamento degli uffici o comunque da attività direttamente imputabili ad essa come ad esempio i viaggi aerei per visitare i propri mercati;
- delle emissioni generate indirettamente dall’energia elettrica acquistate;
- delle emissioni attribuibili ai processi di produzione dei materiali acquistati e di smaltimento dei rifiuti. Le emissioni dei diversi GHG vengono trasformate in unità equivalenti di CO2 e si ottiene così l’impronta carbonica del processo produttivo. Da tale computo andranno detratte tutte le azioni di contenimento della propria impronta carbonica come, ad esempio, la produzione di energia elettrica dal sole che nella nostra azienda raggiunge ormai una potenza installata di oltre 35 Kwh che crescerà nel 2012 di altri 200 Kwh circa. Con l’applicazione di questo metodo si vuole non solo ottimizzare il consumo energetico ed evidenziare che il controllo dei consumi è un’opportunità di contenimento dei costi ma soprattutto misurare la propria sostenibilità ambientale, un tema molto caro alla Ricci Curbastro, acquisendo ulteriore credibilità e autorevolezza presso i propri consumatori in tutto il mondo. Un nuovo importante passo verso una viticoltura sempre più naturale e sostenibile, garantito da ricerche scientifiche, calcoli precisi e applicazione meticolosa.

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Nota 1 Sono chiamati gas serra quei gas presenti in atmosfera, che sono trasparenti alla radiazione solare in entrata sulla Terra ma riescono a trattenere, in maniera consistente, la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera e dalle nuvole. I gas serra possono essere di origine sia naturale che antropica, e assorbono ed emettono a specifiche lunghezze d'onda nello spettro della radiazione infrarossa. Questa loro proprietà causa il fenomeno noto come effetto serra, cioè il riscaldamento dell'atmosfera terrestre. Il vapore acqueo (H2O), il biossido di carbonio (CO2), l'ossido di diazoto (N2O) e il metano (CH4) sono i gas serra principali nell'atmosfera terrestre. Oltre a questi gas di origine sia naturale che antropica, esiste un'ampia gamma di gas serra rilasciati in atmosfera di origine esclusivamente antropica, come gli alocarburi, tra i quali i più conosciuti sono i clorofluorocarburi (CFC), e molte altre molecole contenenti cloro e fluoro le cui emissioni sono regolamentate dal Protocollo di Montreal. I gas alogenati sono emessi in quantità molto inferiori rispetto a CO2, CH4 e N2O ed hanno bassissime concentrazioni in atmosfera ma possono avere un tempo di vita molto lungo e un forte effetto come forzante radiativo, da 3 000 a 13 000 volte superiore a quella del biossido di carbonio. L'importanza di un gas per la varizione dell'effetto serra si ottiene proprio considerando sia la forzante radiativa del gas, sia la sua concentrazione atmosferica, sia la permanemza del gas in atmosfera. In particolare il Global Warming Potential (GWP, potenziale di riscaldamento globale), che rappresenta l'effetto combinato del tempo di permanenza in atmosfera di ogni gas e la relativa efficacia specifica nell'assorbimento della radiazione infrarossa emessa dalla Terra, è una misura di quanto un dato gas serra contribuisca al riscaldamento globale rispetto al CO2. I GWP sono calcolati dall'Intergovernmental Panel on Climate Change e sono utilizzati come fattori di conversione per calcolare le emissioni di tutti i gas serra in emissioni di CO2 equivalente.